Penale

Il cliente che trattiene gli onorari spettanti al proprio avvocato risponde di appropriazione indebita

Così ha deciso la Corte di Cassazione con sentenza n. 20117/18, depositata l’8 maggio.

Il caso. La Corte d’Appello di Caltanissetta confermava la condanna nei confronti dell’imputato in relazione al reato di cui all’art. 646 c.p. (appropriazione indebita), per aver questi trattenuto le somme erogategli dalla compagnia assicuratrice e spettanti al proprio difensore.

Il Supremo Collegio evidenzia che, nel caso di specie, si configuri un’ipotesi di appropriazione indebita ex art. 646 c.p., così come stabilito nei precedenti gradi di giudizio.

Difatti, sottolineano i Giudici di legittimità, emerge dagli atti processuali, che la somma erogata “era stata imputata, dalla compagnia assicuratrice, al credito per la prestazione professionale del legale che aveva assistito l’imputato”.

Pertanto, correttamente la Corte distrettuale ha ravvisato nella condotta del ricorrente la configurabilità del reato di cui all’art. 646 c.p., conformemente al principio in forza del quale                             “il soggetto che abbia ricevuto una somma di denaro, appartenente a terzi, con l’obbligo di trasferirla all’avente diritto, ove non provveda alla restituzione della somma risponde del delitto di appropriazione indebita, quand’anche possa vantare ragioni di credito nei confronti del terzo”.

Febbraio 2019

Fonte: D&G

Avv. E. Oropallo

Violenze del padre sulla figlia: colpevole anche la madre “negazionista”

Il marito ha abusato della loro figlia, e lei, la moglie, ha tenuto una linea negazionista, finalizzata a salvaguardare la falsa serenità familiare. Legittimo, sanciscono i giudici, ritenere anch’ella colpevole di violenza sessuale (Cassazione, sentenza n. 1650/19, sez. III Penale).

A rendere ancora più grave la posizione della donna, poi, il fatto che ella abbia “insultato e schernito la ragazza, costringendola – con la complicità del coniuge – a ritrattare quanto da lei raccontato” a proposito degli abusi subiti. Non a caso, la ragazza “ha ritrattato la sua tragica confessione non perché segretamente costretta dal padre, ma perché sollecitata e pressata da entrambi i genitori, tra loro saldamente alleati contro la verità emergente dal racconto della figlia”.

Fonte D & G

Gennaio 2019

 

Rigetto dell’istanza di differimento dell’udienza perché inoltrata tramite PEC

Laddove il difensore non possa presenziare il procedimento di appello avverso i provvedimenti de libertate, l’istanza di differimento si palesa irrituale se inoltrata tramite PEC giacché, nel procedimento penale, l’utilizzo di tale mezzo non è consentito alle parti private per effettuare comunicazioni o notificazioni”.

Così ha stabilito la Corte di Cassazione, Sez. VI Penale, nella sentenza n. 2034/19, depositata il 16 gennaio.

La S.C., circa l’utilizzo del mezzo PEC, ricorda che la notifica a mezzo telematico è “equipollente alle forme dell’ordinario regime delle notificazioni” giacché è un mezzo ritenuto alternativo alle comunicazioni: in tal senso anche le notificazioni e gli avvisi ai difensori disposti dalle autorità giudiziarie.

E’ consentito l’utilizzo del mezzo PEC nel procedimento penale “solo per le notificazioni per via telematica da parte delle cancellerie a persona diversa dall’imputato” per cui la Corte ritiene “giuridicamente inesistente” l’istanza di differimento trasmessa dalla difesa del ricorrente tramite mezzo PEC.

A nostro avviso, con l’avvento del processo telematico e della conseguente ritualità – come afferma la Corte – della notifica in forma telematica degli atti al difensore dell’imputato – ci sembra incredibile, al contrario, che si ritenga inesistente la notifica dell’istanza di differimento inviato dal difensore alla Cancelleria penale in via telematica. Certamente questa sentenza non ci aiuta a capire le ragioni di questa discriminazione.

Fonte D & G

Gennaio 2019

Nota a cura avv. E. Oropallo

Maltratta compagna e figlia e le perseguita online: necessaria la custodia in carcere

Sotto accusa per avere maltrattato l’ex compagna e la figlia, l’uomo sceglie assurdamente di minacciarla e offenderla non solo tramite telefono ma anche attraverso i social network. Legittimo, di conseguenza, secondo i Giudici, il provvedimento con cui gli viene imposta la misura cautelare della custodia in carcere (Corte di Cassazione, sentenza n. 57870/18, sez. VI Penale).

Inutile il ricorso proposto in Cassazione dall’imputato. Anche i Giudici del Palazzaccio, difatti, ritengono vada confermata “la custodia in carcere”. Decisiva la constatazione che egli ha ignorato completamente “il divieto di comunicazione” con l’ex compagna e la figlia, rivolgendo loro “messaggi vocali minacciosi” e “messaggi dai contenuti infamanti pubblicati sui social network”.

Fonte D&G

Nota a cura avv. E. Oropallo

Gennaio 2019

Termine per l'impugnazione della sentenza di patteggiamento (e per il deposito della motivazione)

Nella sentenza della Sezioni Unite N. 40986/2018 in tema di legge penale (quando vi sia successione di leggi penali nel tempo ex art. 2 c.p.) applicabile quando fatto e condotta sono avvenuti in tempi diversi, viene finalmente affrontata e risolta espressamente (non si tratta di affermazione incidentale) la questione del termine per l’impugnazione della sentenza di patteggiamento e la possibilità per il giudice di fissare un termine per il deposito della motivazione.

La  Suprema Corte previa considerazione dei vari orientamenti della sezioni semplici perviene alla conclusione che nella sentenza di patteggiamento (che deve essere sempre considerata un provvedimento pronunciato in camera di consiglio anche nella fase del giudizio quando emessa prima dell’apertura del dibattimento di primo grado), non è intanto possibile applicare la normativa sul deposito ritardato della motivazione che vale per le sentenze dibattimentali e quelle rese a seguito di giudizio abbreviato, di talché la motivazione della sentenza di patteggiamento dovrebbe essere sempre depositata unitamente alla decisione; nel caso dell’apposizione di un termine per il deposito questo termine deve considerarsi irritualmente fissato di talché il termine per impugnare è sempre fissato in 15 giorni che decorrono, ove dispositivo e motivazione non siano contestuali, dall’ultima notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento (nel caso de quo i giudice aveva riservato un termine per il deposito di 15 giorni depositando la sentenza tempestivamente, tuttavia non era stato dato l’avviso di deposito che è quindi obbligatorio alla fine della decorrenza del termine di impugnazione).

Filippo Poggi

Giudizio abbreviato e rinnovazione in appello

In allegato l’ordinanza della Corte di Appello di Milano del 20.02.2018 di cui si è molto discusso in un corso della SSM dello scorso mese di settembre e che pare essere sul punto il classico “uovo di Colombo”. In buona sostanza la Corte afferma, con una buona dose di ‘pragmatismo ambrosiano’ che la nuova formulazione dell’art. 603, comma 3-bis c.p.p. con obbligo di rinnovazione dell’istruttoria non può trovare applicazione quando il PM impugni una sentenza emessa a seguito di giudizio abbreviato non condizionato in quanto manca del tutto una “istruzione dibattimentale” da rinnovare in sede di appello. Non potendosi peraltro applicare i principi delle Sezioni Unite Dasgupta e Patalano in quanto emesse prima dell’entrata in vigore della Legge n. 103/2017.

Nel testo dell’ordinanza vengono fatte salve altre ipotesi di rinnovazione, quando anche nel corso di un giudizio abbreviato alcune prove siano state assunte nella pienezza del contraddittorio (incidente probatorio) e comunque con l’intervento delle parti, quando il giudice abbia attivato in primo grado i poteri officiosi ex art. 441, comma 5 c.p.p.

Le conclusioni appaiono completamente condivisibili e occorre aggiungere che sempre il criterio di interpretazione letterale dovrebbe essere quello preferito dal Giudice, dovendosi gli altri criteri interpretativi enunciati dall’art. 12 ss. delle Preleggi ritenere subordinati ed applicabili solo in quanto il primo risulti del tutto insufficiente a dare applicazione alla norma: regola che consentirebbe di riaffermare il principio costituzionale di “soggezione del giudice solo alla legge” ma certamente almeno alla legge verrebbe da dire, impedendo interpretazioni distanti dal testo normativo che per quanto imperfetto, mal formulato, scarsamente coordinato e con tutte le altre censure che si possono facilmente muovere al Legislatore è e resta il termine essenziale di confronto su cui di dovrebbe impegnare chi pronuncia in nome del Popolo Italiano.

La questione della riassunzione delle prove rappresentate da consulenze tecniche e perizie (dovendosi stabilire se appartengano al genere delle prove dichiarative) è sottoposta alle Sezioni Unite all’udienza del prossimo 22.11.2018 (Rel. Rago).

Filippo Poggi

   Allegati:
      - ordinanza-20 02 2018.pdf

Infondatezza (semplice o manifesta) del ricorso per Cassazione

In allegato una sentenza della Seconda Sezione Penale (Pres. Davigo) depositata lo scorso marzo 2018 che mi era del tutto sfuggita e che ho sentito richiamare ieri nel corso di una udienza in Cassazione dove personalmente ho incassato un’altra inammissibilità (sempre alla Seconda Penale) del ricorso che pur era sfuggito alla scure della Settima Penale.

La sentenza richiama con un buon grado di approfondimento le ragioni (v. pagg. 9-11) che hanno portato le Sezioni Unite 22.11.2000 n. 32 ad una vera e propria creazione giurisprudenziale che non ha un reale fondamento normativo: la inammissibilità del ricorso per cassazione impedisce l’instaurarsi del rapporto processuale e quindi tra l’altro di dichiarare la prescrizione del reato ex art. 129 c.p.p. medio tempore intervenuta (la tra la pronuncia in grado di appello e quella di cassazione). Tra l’altro non si è mai capito perché a questa regola peraltro molto lineare farebbe e fa eccezione il caso di querela rimessa e accettata, per in questa ipotesi invece anche nel caso di ricorso che sarebbe inammissibile, l’estinzione del reato viene dichiarata.

Ma tornando alla questione centrale della sentenza in commento, la Cassazione tenta di fornire un decalogo (v. pagg. 12 – 13 della motivazione) per distinguere l’infondatezza manifesta da della “mera” infondatezza, senza la quale si finirebbe nell’arbitrio (nel quale almeno a mio modesto giudizio ci troviamo senz’altro, decalogo e non decalogo).

Il decalogo anzi appare abbastanza “aperto” nel senso che la discrezionalità che deve guidare il giudice a prendere per l’una o l’altra infondatezza sembra restringere i casi di infondatezza manifesta. Però la sentenza stessa finisce per dichiarare l’inammissibilità del ricorso tra nullità innocue, nullità non tempestivamente eccepite, “prove di resistenza” quando si invochi l’inutilizzabilità di una prova che trasformano tout court il giudice di legittimità in un giudice di merito.

Insomma per quanto mi riguarda posso convenire senza troppe difficoltà che il mio ricorso fosse inammissibile, ma lo era certamente anche quello del Procuratore Generale che criticava il giudice di appello per avere concesso le attenuanti generiche. E vorrei che qualcuno mi citasse il caso di ricorsi in cassazione accolti per motivazione illogica o contraddittoria sulla mancata concessione delle generiche: nella esperienza un caso mai visto.

Intanto in tema di prescrizione ci siamo incassati, con la cd Riforma Orlando, la sospensione per 18 mesi tra il giudizio di primo grado e quello di appello per i reati commessi dal 3.08.2017, poi è notizia di oggi che il Governo approverà la norma che sospende la prescrizione dopo la sentenza di primo grado (anche di assoluzione), una norma palesemente incostituzionale per cui l’Unione delle Camera Penali ha proclamato l’astensione dalle udienza per quattro giorni.

Filippo Poggi

   Allegati:
      - Cass. sez. II 17.12.2017 n. 9486 MANIFESTA INFONDATEZZA.pdf

Rinvio al giudice civile in grado di appello ex art. 622 c.p.p.

Invio in allegato questa sentenza appena depositata in data 3.10.2018 dalla Sesta Sezione Penale (Presidente Fidelbo – Estesore Silvestri)  su un tema abbastanza negletto eppure di notevole importanza: il perimetro della cognizione civile in grado di appello investito del giudizio a seguito di accoglimento del ricorso della parte civile o di annullamento di capi che riguardano l’azione civile. La Sesta Sezione affronta le problematiche definendo esattamente quel perimetro e richiamando il principio di diritto secondo cui la prova inutilizzabile nel giudizio penale resta tale anche nel giudizio civile di rinvio, quale naturale prosecuzione di un processo che si è svolto con le regole del rito penale.

Filippo Poggi

   Allegati:
      - Cass. 43896 - 2018 giudizio civile di rinvio ex art. 622 c.p.p_.pdf

Riforma ordinamento penitenziario - DD. LGS. NN. 123 - 124/2018

In allegato i testi dei Decreti Legislativi di riforma dell’Ordinamento Penitenziario (dopo che il precedente Governo e il Ministro Orlando si sono fatti scadere la delega in maniera inescusabile), decreti che riguardano i condannati adulti mentre per i minorenni vi è altro decreto. Le nuove norme entrano in vigore il 10.11.2018 e ci sono anche parecchie modifiche al codice di procedura penale.

L’efficacia di diverse norme in tema di vita penitenziaria  è differita al 31.12.2021 (il che lascia molto da pensare sugli intendimenti riformatori).

Filippo Poggi

   Allegati:
   -  RIFORMA ORD. PENIT. D. LGS. N. 123 - 2018.pdf
   -  RIFORMA ORD. PENIT. D. LGS. N. 124 - 2018.pdf

Delega orale o delega scritta? La Prima Sezione afferma la legittimità della delega orale

In allegato alla presente, invio la sentenza della Prima Sezione Penale della Cassazione depositata ieri 25.10.2018 che con argomenti del tutto condivisibili, in consapevole contrasto con la precedente pronuncia della Quinta Sezione (pure allegata insieme alla breve nota dell’epoca), afferma che l’avvocato può legittimamente delegare un collega con mandato orale che poi sarà trasfuso nel verbale di udienza. La questione appare trattata in modo molto più approfondito e meditato, trattandosi peraltro di una vicenda in cui la stessa Suprema Corte in una udienza camerale “partecipata” ha ammesso alla discussione il sostituto del difensore munito appunto di sola delega orale.

Una sentenza che merita piena condivisione e che si spera sarà applicata nei nostri Tribunali e Corti, come afferma la motivazione, anche per esaltare l’affidamento dell’ordinamento nell’avvocato quale custode dei valori della Professione.

Filippo Poggi

Allegati:
   - Cass. sez. I 25.10.2018 n. 48862 delega scritta non necessaria.pdf
   - C P P delega orale.pdf


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