Penale

Processo Cerberus - Mafie Delocalizzate - Buccinasco (MI) NDRANGHETA

In allegato le sentenze della Corte di Cassazione cui ha fatto riferimento l’Avv. Ambra Giovene nella sua Relazione di venerdì scorso sulla vicenda c.d. Cerberus definita solo dopo 11 anni di processi e due annullamenti con rinvio della Cassazione.

La vicenda si è conclusa con la sentenza dello scorso 10.1.2019 che ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Milano la cui motivazione è stata ritenuta idonea a superare i canoni di non manifesta illogicità o contraddittorietà previsti dall’art. 606 c.p.p.

Filippo Poggi

   Allegati:
      - CERBERUS 12.11.2013.pdf
      - CERBERUS 22.01.2015.pdf
 
     - CERBERUS 10.01.2019.pdf

Il valore probatorio dibattimentale delle ricognizioni informali - Tribunale Forlì 26.02.2019 Est. Lisena

In allegato l’estratto della motivazione della sentenza del Tribunale Collegiale di Forlì che ha operato una corretta, condivisibile e prudente operazione di apprezzamento di individuazioni fotografiche informali (nella fattispecie fotogrammi di riprese di telecamere durante una partita di calcio).

Il Tribunale forlivese ha effettuato un excursus sulla questione dei riconoscimenti informali dalla Relazione Preliminare la Codice di rito fino alla recente giurisprudenza di legittimità, concludendo che detti riconoscimenti informali (prove atipiche che il Giudice deve valutare in modo quanto mai rigoroso) in assenza di altri elementi di prova, ed in presenza di elementi di prova contraria introdotti dalla difesa dell’imputato, non potevano superare il ragionevole dubbio in presenza del quale non è raggiunto lo standard probatorio per pronunciare una sentenza penale di condanna, di talché ha assolto l’imputato per insufficienza e contraddittorietà della prova (sulla capacità dimostrativa dei riconoscimenti fotografici v. le considerazioni a pagg. 8-9 della motivazione).

Filippo Poggi

   Allegati:
      - Scan_20190408_142354.pdf

Ai clienti pesce surgelato e decongelato: l’omessa indicazione sul menù vale una condanna

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sentenza n. 13726/19, sez. III Penale, depositata il 31.3.2019.

Decisiva sul fronte giudiziario è la valutazione compiuta dai Magistrati della Corte d’Appello, i quali dissentono dalla pronunzia assolutoria emessa dai colleghi del Tribunale e ritengono che “il non avere comunicato alla clientela, mediante indicazione sul menù, la somministrazione di pesce decongelato e surgelato” è catalogabile come azione finalizzata a “vendere” agli avventori “quel cibo come pesce fresco”. Conseguenziale, quindi, la condanna per i due proprietari del ristorante giapponese, fermati prima di riuscire a mettere in pratica la frode.

Fonte D&G

Marzo 2019

Rassegna giurisprudenza Cassazione Penale 2018

In allegato la come sempre preziosa Rassegna della Cassazione Penale 2018 a cura dell’Ufficio del Massimario.

Ma senza dimenticare che prima del “diritto giurisprudenziale” ci sono le norme alle quali occorre essere fedeli e la cui esegesi spetta a tutti noi.

Filippo Poggi

   Allegati:
      - Rassegna_penale_2018_I_II.pdf

Legittima difesa - Testo definitivamente approvato dal Senato della Repubblica il 28.03.2019

In allegato il testo di Legge definitivamente approvato dal Senato ed in attesa di Promulgazione da parte del Capo dello Stato e di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

In ordine al nuovo assetto della legittima difesa nel nostro ordinamento quale risultante dalle modifiche degli artt. 52, 55 del codice penale e 2044 del codice civile, pare almeno a chi scrive, che le fortissime preoccupazioni espresse da più parti circa la legittimazione di un nostrano “Far West” ed il distacco (definitivo?) da un diritto penale liberale in nome di un populismo penale lontano dai criteri di razionalità che debbono governare la redazione della norme penali, sembrano un poco eccessive.

Non interessa cimentarsi in ordine alle perplessità sul carattere di norma “manifesto” che riguarderebbe un numero davvero trascurabile di procedimenti penali ed ancora di più il fatto che la norma sarebbe ingiustificata alla luce di un nettissimo calo dei reati violenti di tutti i generi ma in particolare degli omicidi volontari che non sono mai stati ad un livello, per fortuna, così basso nella storia repubblicana. Neppure si vuole discutere la questione del monopolio dell’uso della forza legale riservato ovviamente allo Stato.

L’esame del testo del codice interpolato dalle legge de qua consente una primissima esegesi delle nuove disposizioni alla luce delle quali in primo luogo l’avverbio “sempre” inserito al comma 2 dell’art. 52 dopo la parola “sussiste” certamente limita in modo molto forte la discrezionalità del Giudice ma forse può essere quasi considerata pleonastica in considerazione del fatto che trattasi pur sempre di fatti commessi per difendere all’interno del proprio domicilio (inteso come casa di abitazione ma anche negozio, studio professionale o impresa, luoghi in cui ogni persona ha diritto al massimo della sicurezza fisica che l’Ordinamento deve garantire), “la propria o altrui incolumità” quindi beni attinenti alla vita e all’integrità fisica ovvero anche i beni ma solo quando non vi sia “desistenza” dell’offensore” e comunque “vi sia pericolo di aggressione”.

In ogni caso tale concreto apprezzamento giudiziale non è affatto escluso e una ragionevole interpretazione della norma per quanto attiene alla nozione di “propria e altrui incolumità” che dovranno subire una minaccia tutt’altro che irrilevante perché possa escludersi la punibilità del fatto.

Non è quindi pensabile che si possa, anche alla luce delle nuove norme, “sparare al ladro che fugge” in quando adesso come allora si ricadrebbe senza meno in una ipotesi di omicidio volontario.

Il comma 4 aggiunto all’art. 52 del codice penale parimenti ritiene “sempre in stato di legittima difesa” chi nei luoghi sopra indicati agisce contro un offensore a condizione che questi “stia compiendo una intrusione con violenza o minaccia di uso di armi o di altri strumenti di coazione fisica”.

La modifica dell’art. 55 del codice penale sull’eccesso colposo nella legittima difesa introduce un concetto forse di non inequivoca interpretazione quale “lo stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto” che certamente potrà consentire, se applicato in modo molto estensivo dalla Magistratura (forse potranno risultare utili gli studi in tema di vittima vulnerabile nel diritto processuale), di punire con le pene per i reati colposi fatti molto gravi ma senza certamente consentire mai alcun eccesso, quello sì debordante dal diritto penale liberale e soprattutto dallo Stato di diritto, per cui l’offeso possa mai perpetrare sorta una vendetta legale nei confronti dell’offensore allorché questi abbia cessato di essere una minaccia per l’incolumità fisica e stia, per esempio, dandosi alla fuga con il bottino.

La nuova Legge modifica anche le conseguenze civilistiche della legittima difesa previste dall’art. 2044 del codice civile, per cui nel caso la stessa ricorra, per chi ha compiuto il fatto è escluso ogni obbligo di risarcimento o indennizzo nei confronti del danneggiato o dei suoi congiunti (mi sembra una scelta discrezionale del Legislatore che non può essere attaccata sul piano della legittimità costituzionale in quanto non si scorgono obblighi solidaristici nei confronti di chi sia rimasto leso nell’atto di commettere un delitto violento); in caso di legittima che però abbia ecceduto colposamente i limiti legali, è sempre dovuta invece una indennità rimessa al prudente apprezzamento del Giudice che dovrà tenere conto dei parametri legalmente determinati per la sua liquidazione.

La nuova Legge inasprisce, e molto, le pene per il furto in abitazione ex art. 624-bis del codice penale, per la violazione di domicilio ex art. 614 del codice penale e per la rapina semplice (pena minima 5 anni) o aggravata (di solito tali innalzamenti delle pene edittali non sembrano sortire evidenti effetti concreti).

Pare del tutto condivisibile la modifica dell’art. 165 del codice penale per cui in caso di condanna per furto in abitazione, la sospensione condizionale della pena è sempre subordinata al pagamento integrale della somma determinata a titolo di risarcimento del danno subito dalla persona offesa.

Infine viene previsto che gli oneri di difesa anche per consulenti tecnici siano a carico dello Stato, non si comprende se rilevi comunque il reddito dell’imputato ma parrebbe di sì applicandosi la stessa normativa dei collaboratori di giustizia.., quando il procedimento di concluda un provvedimento liberatorio (decreto di archiviazione, sentenza di nlp o sentenza dibattimentale di proscioglimento). Nello stesso tempo questi procedimenti vengono inseriti tra quelli per cui è prevista la trattazione prioritaria ai sensi dell’art. 132-bis disp. att. c.p.p.

Interessante il fatto che venga in un certo modo legalmente prevista (v. art. 8 delle nuove disposizioni) la formula terminale nel caso di assoluzione per ricorrenza della legittima difesa che essere quella per cui “il fatto non costituisce reato”.

Meno comprensibile perché queste ultime due disposizioni non siano applicabili ai fatti commessi ricorrendo le circostanze di cui all’art. 52, comma 1 del codice penale ossia a quella che ormai potremmo definire “legittima difesa ordinaria” (es. rappresentante di preziosi assalito sulla pubblica via, donna che si difende da un tentativo di violenza sessuale di gruppo fuori da un locale pubblico etc.).

Filippo Poggi

    Allegati:
       - LEGITTIMA DIFESA - TESTO DEFINITIVO APPROVATO SENATO.pdf

Elezione del domicilio presso il difensore di ufficio e processo in absentia

In questa interessante ordinanza della Prima Sezione Penale della Suprema Corte si riafferma l’importanza (invero abbastanza negletta nella pratica quotidiana) di assicurare che il processo in absentia avvenga quando dello stesso sia effettiva conoscenza da parte dell’imputato e non solo meramente formale quando avviene come nel caso all’esame della Corte, per effetto della sola elezione del domicilio presso il difensore di ufficio effettuata nella fase procedimentale ed anzi prima dell’iscrizione nel registro degli indagati.

L’ordinanza si segnala anche per l’affermazione di un principio di diritto niente affatto pacifico: la questione all’esame riguarda un verbale del 2014 tuttavia viene evocato come tertium comparationis la disciplina attuale ex art. 162, comma 4-bis c.p.p. che ha introdotto la necessità di informare immediatamente il difensore di ufficio e di raccogliere il suo consenso alla predetta elezione. La Suprema Corte ritiene che in caso di mancato consenso, le notifiche all’imputato non possano farsi che ai sensi degli artt. 157 segg. c.p.p.

Non privo di interesse il fatto che la vicenda processuale in Cassazione nasce dal ricorso del PG avverso la sentenza di appello che di ufficio aveva ravvisato la nullità della sentenza di primo grado per difetto delle condizioni per procedere in absentia.

Il PG presso la Cassazione ha chiesto il rigetto del ricorso del PG presso la Corte Territoriale.

E’ ben noto che la Dottrina ritiene la disciplina introdotta con Legge n. 67/2014, che ha soppresso il secolare istituto della contumacia, assai più sfavorevole delle disciplina precedente, alla quali si era giunti anche per impulso della giurisprudenza della Corte Edu, che aveva novellato l’art. 175 c.p.p. con Legge n. 60/2005. E davvero non si può, almeno ad avviso di chi scrive, concordare con le obiezioni sollevate dalla Dottrina.

Filippo Poggi

Allegati:
   - Cass. sez. I 29.01.2019 n. 9114 Elezione domicilio e processo in absentia (rimessione alla SU).pdf 

La difficoltà economica dello straniero può giustificare il mancato rispetto dell’ordine di espulsione

Lo ha ribadito la Cassazione con sentenza n. 39773/18, depositata il 4 settembre.

La vicenda. Il Giudice di Pace condannava l’imputato alla pena di 10mila euro di multa per non aver ottemperato all’ordine di lasciare il territorio nazionale.

La decisione di merito è impugnata per cassazione dall’interessato. Sostiene il ricorrente che nella fattispecie era emersa una situazione di indigenza tale da non consentirgli l’acquisto del titolo di viaggio. La mancanza di fonti finanziarie, riferite da un teste appartenente allo polizia giudiziaria ed emerse anche nel decreto di espulsione stesso, venivano ignorate dal Giudice di Pace.

La Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. In tema di immigrazione il giustificato motivo, idoneo ad escludere la configurabilità del reato di inosservanza dell’ordine di lasciare il territorio nazionale, presuppone l’onere dello straniero di allegare i motivi non conosciuti né conoscibili da parte del giudice, “restando fermo per il giudice il potere di rilevare direttamente, quando possibile, l’esistenza di ragioni legittimanti l’inosservanza del precetto penale».

Ragioni che possono concernere «situazioni ostative di particolare pregnanza, che incidano sulla stessa possibilità, soggettiva od oggettiva, di adempiere all’intimazione, escludendola ovvero rendendo difficoltosa o pericolosa».

Pertanto, il disagio economico dello straniero e la difficoltà ad organizzare la partenza doveva essere valutata come giustificato motivo.

Per questo motivo la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio al Giudice di Pace.

Fonte D & G

Febbraio 2019

Abbandonare i rifiuti è reato, ma anche non provvedere alla rimozione

Così si è espressa la Corte di Cassazione sentenza n. 39430/18, depositata il 3 settembre.

Fermo restando che l’art. 192 d.lgs. n. 152/2006 vieta in generale l’abbandono di rifiuti, condotta punita dagli artt. 225 e 226 del medesimo decreto, la Corte ricorda che l’abbandono di rifiuti obbliga chiunque contravvenga al divieto al rispristino dello stato dei luoghi.

La sentenza precisa dunque che «l’obbligo di rimozione dei rifiuti sorge in capo al responsabile dell’abbandono come conseguenza della sua condotta e, nei confronti degli obbligati in solido, quando sia dimostrata la sussistenza del dolo o, almeno, della colpa, mentre i soggetti destinatari dell’ordinanza sindacale sono obbligati in quanto tali e, in caso di inosservanza del provvedimento, ne subiscono le conseguenze, se non forniscono al giudice penale dati significativi valutabili ai fini di una eventuale disapplicazione del provvedimento impositivo dell’obbligo».

Fonte D & G

Febbraio 2019

Conferma del trattenimento presso il CIE per mancata notifica dell’avviso dell’udienza al difensore di fiducia

Così ha deciso la Corte di legittimità con l’ordinanza n. 3345/19, depositata il 5 febbraio.

Il Giudice di Pace di Milano convalidava il trattenimento di un cittadino albanese presso un centro di permanenza temporanea ed assistenza di Milano in virtù del fatto che l’interessato aveva terminato un periodo di detenzione domiciliare e che, avendo una moglie regolarmente soggiornante in Italia ed un figlio di due anni, avrebbe avuto le condizioni per il permesso di soggiorno per ragioni familiari. Avverso tale provvedimento, propone ricorso per cassazione l’interessato.

Come afferma costantemente la giurisprudenza, in tema di procedimento di convalida del trattenimento dello straniero, trovano applicazione le garanzie del contraddittorio, nella forma della necessaria partecipazione del difensore e dell’audizione dell’interessato.

Ne consegue che la mancata partecipazione del difensore di fiducia nel procedimento di convalida, a causa dell’omessa notificazione dell’avviso della data fissata per l’udienza, non può essere sanata da alcun altro atto equivalente e tanto più, dalla nomina di un difensore d’ufficio. All’udienza di convalida del trattenimento si applicano infatti le disposizioni di cui al sesto e settimo periodo del comma 8 dell’art. 13 che prevedono espressamente la nomina di un difensore d’ufficio solo nel caso in cui lo straniero sia privo di un difensore di fiducia.

Fonte D & G

Febbraio 2019

 

Il cliente che trattiene gli onorari spettanti al proprio avvocato risponde di appropriazione indebita

Così ha deciso la Corte di Cassazione con sentenza n. 20117/18, depositata l’8 maggio.

Il caso. La Corte d’Appello di Caltanissetta confermava la condanna nei confronti dell’imputato in relazione al reato di cui all’art. 646 c.p. (appropriazione indebita), per aver questi trattenuto le somme erogategli dalla compagnia assicuratrice e spettanti al proprio difensore.

Il Supremo Collegio evidenzia che, nel caso di specie, si configuri un’ipotesi di appropriazione indebita ex art. 646 c.p., così come stabilito nei precedenti gradi di giudizio.

Difatti, sottolineano i Giudici di legittimità, emerge dagli atti processuali, che la somma erogata “era stata imputata, dalla compagnia assicuratrice, al credito per la prestazione professionale del legale che aveva assistito l’imputato”.

Pertanto, correttamente la Corte distrettuale ha ravvisato nella condotta del ricorrente la configurabilità del reato di cui all’art. 646 c.p., conformemente al principio in forza del quale                             “il soggetto che abbia ricevuto una somma di denaro, appartenente a terzi, con l’obbligo di trasferirla all’avente diritto, ove non provveda alla restituzione della somma risponde del delitto di appropriazione indebita, quand’anche possa vantare ragioni di credito nei confronti del terzo”.

Febbraio 2019

Fonte: D&G

Avv. E. Oropallo


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